Gargoyle di Alfredo Vassalluzzo e lo sgretolamento dei pregiudizi
Alfredo Vassalluzzo, docente di Italiano e Storia presso l’Istituto Superiore Pertini di Albano Laziale, ha insegnato per due anni in un istituto penitenziario maschile. Da quell’esperienza concreta è nato Gargoyle, romanzo pubblicato da Sensibili alle Foglie che affronta il rapporto tra scuola e carcere senza retorica e senza semplificazioni.
Uno degli aspetti più autentici di Gargoyle è il tema della paura. Prima ancora dell’incontro con i detenuti, prima ancora della riflessione pedagogica, c’è una reazione umana primaria: il timore.
Ed è proprio da questa paura che inizia il vero percorso del romanzo.
La paura dell’ignoto in Gargoyle
Quando il protagonista Alfredo varca la soglia dell’istituto penitenziario, non è animato da eroismo. È attraversato da inquietudine.
Il carcere rappresenta l’ignoto, e l’ignoto genera:
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insicurezza
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diffidenza
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tensione
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immaginazione negativa
In Gargoyle, Alfredo Vassalluzzo non nasconde questo passaggio. L’insegnante vive giorni di puro terrore. Non si sente al sicuro. Non sa cosa aspettarsi.
Questa scelta narrativa è fondamentale perché restituisce autenticità al personaggio e permette al lettore di identificarsi con lui.
Il pregiudizio come difesa
La paura, in Gargoyle, è strettamente legata al pregiudizio. Prima ancora di conoscere i detenuti, l’insegnante ha già un’immagine mentale di chi incontrerà.
Il carcere evoca automaticamente:
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pericolo
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violenza
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distanza morale
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alterità assoluta
Il pregiudizio diventa una forma di difesa. È più semplice pensare in categorie nette che affrontare la complessità. Ma Gargoyle mostra come questo schema inizi lentamente a incrinarsi.

Lo sgretolamento progressivo dello sguardo
L’incontro reale con Ernesto, Ling, Damir, Valerio modifica la percezione iniziale. Non avviene una trasformazione improvvisa, ma un lento sgretolamento.
Il cambiamento non riguarda subito i detenuti. Riguarda lo sguardo dell’insegnante. In Gargoyle di Alfredo Vassalluzzo, la paura lascia spazio alla curiosità. Il giudizio lascia spazio all’ascolto. La distanza si riduce. Questo passaggio è centrale: la conoscenza sostituisce l’immaginazione.
Dalla paura alla comprensione
Superare la paura non significa negarla. Significa attraversarla. Il protagonista di Gargoyle non diventa ingenuo. Non dimentica la realtà del carcere. Ma impara a distinguere tra il reato e la persona.
Questo processo implica:
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riconoscere l’umanità dell’altro
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accettare la complessità
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sospendere il giudizio immediato
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mettere in discussione le proprie convinzioni
In questo senso, Gargoyle è anche un romanzo sulla trasformazione interiore di chi educa.
Il ruolo dell’ascolto nella trasformazione dello sguardo
Un elemento che in Gargoyle di Alfredo Vassalluzzo accompagna il superamento della paura è l’ascolto. Non si tratta soltanto di osservare i detenuti in modo diverso, ma di concedere loro uno spazio di parola reale. L’ascolto diventa il primo gesto concreto che incrina la distanza iniziale.
Attraverso il dialogo in aula, attraverso le discussioni sui testi, attraverso i momenti di confronto anche ironico, il carcere smette di essere una massa indistinta e assume volti, storie, sfumature.
In Gargoyle, l’ascolto non è una tecnica pedagogica, ma una postura etica: è ciò che permette all’insegnante di passare dalla diffidenza alla comprensione senza cadere nella giustificazione.
La quotidianità come antidoto alla drammatizzazione
Un altro aspetto significativo di Gargoyle è la scelta di raccontare la quotidianità piuttosto che eventi straordinari. Alfredo Vassalluzzo evita la spettacolarizzazione del carcere e costruisce invece una narrazione fatta di lezioni, piccoli episodi, tensioni ordinarie, momenti di leggerezza.
È proprio questa normalità a smontare l’immagine cinematografica e drammatica che spesso accompagna il mondo penitenziario. In Gargoyle, la routine scolastica diventa lo spazio in cui si sedimentano i cambiamenti più profondi.
La paura iniziale si dissolve non attraverso un gesto eroico, ma grazie alla ripetizione dei giorni, alla familiarità che si crea, alla scoperta progressiva che dietro l’istituzione esistono persone con cui è possibile condividere uno spazio umano.
Un romanzo che parla anche al lettore
La forza di Gargoyle sta nel fatto che il percorso dell’insegnante diventa il percorso del lettore. Anche chi legge entra nel romanzo con pregiudizi impliciti. Anche chi legge può provare distanza o diffidenza.
Ma pagina dopo pagina, qualcosa cambia. La paura si ridimensiona. Il giudizio si fa più complesso. Lo sguardo si amplia. Gargoyle di Alfredo Vassalluzzo mostra che la conoscenza è l’antidoto più potente alla semplificazione.
E in un mondo dominato da reazioni rapide e opinioni immediate, questa lezione è profondamente attuale.